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Il testo integrale dell'omelia del Vescovo in occasione della Festa di S. Francesco di Sales




Sanremo - Mons. Careggio: "Potremmo dire che i giornalisti sono chiamati a diventare "pescatori di umanità", senza rinnegare il loro essere uomini. Convertirsi significa cambiare mentalità, guardare il mondo con uno sguardo diverso, con gli stessi occhi di Dio..."
Il testo integrale dell'omelia del Vescovo Diocesano, in occasione della Festa di San Francesco di Sales, patono dei Giornalisti, al Monastero della Visitazione a Sanremo.  (in allegato, a destra dell'articolo, la registrazione dell'intervento) 

                                                                        Giornalisti a servizio della qualità della vita

Anticipiamo oggi il ricordo di San Francesco di Sales la cui festa liturgica sarà celebrata martedì prossimo. Ben intervenga il suo patrocinio a sostegno di coloro che amano la loro professione di giornalisti e la svolgono con serietà e responsabilità. Conosciamo le ragioni per cui egli fu scelto come loro Patrono, sebbene le origini della professione giornalistica si possano far risalire agli albori del Cristianesimo. A diffondere la Buona notizia, il Vangelo, i primi furono proprio gli Evangelisti.
Fare il giornalista non è un semplice mestiere per vivere, come si potrebbe pensare. Oltre ad una buona preparazione culturale, non scontata, a lui si richiedono doti e sensibilità particolari. Non basta vergare una notizia per fregiarsi del titolo di giornalista; ci vuole ben altro! Anche in questo delicato settore della società si assiste, purtroppo, ad un degrado mai conosciuto in altri tempi, non soltanto nella sensibilità morale, ma anche nella scelta delle notizie e nella forma con cui sono redatte e divulgate.
Non intendo fare un processo né a questo settore né alla categoria alla quale anch'io appartengo, sebbene sia necessario un recupero di dignità e di moralità da parte di chi, comunque, senza gravi rischi, sa di poter fare il bello e il brutto tempo, di ferire o di uccidere, quasi mai di salvare e di edificare.
Sono perfettamente convinto che i media, se svolgono il loro ruolo in modo adeguato, possano fornire un contributo rilevante tanto alla qualità della vita, quanto alla crescita della democrazia. In tal senso poter assicurare visibilità ai fatti positivi e vagliare seriamente e responsabilmente quelli negativi. Sono altrettanto convinto che il "Codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali" sia di una tale ambiguità da permettere molti soprusi in forza del primo articolo che ne contiene i principi ispiratori. Esso intende, infatti "contemperare i diritti fondamentali della persona con il diritto dei cittadini e alla libertà di stampa".
Quali siano i diritti dei cittadini, non è facile dire, purchè non si tratti di fatti legati ai minori, per i quali il Codice è molto chiaro.
Se poi consideriamo la cosiddetta "privacy", ossia il diritto alla riservatezza, vediamo come esso si scontri spesso con il tanto conclamato "interesse del pubblico" che è sempre considerato così "rilevante" da dover giustificare la pubblicazione di qualsiasi genere di notizia. Si vada a leggere l'articolo 6 del Codice, prima richiamato.
Mi sono dilungato su questo aspetto. Agli sprovveduti sarà sembrato un tema fuori contesto religioso; invece vi rientra perfettamente alla luce della morale cristiana e dell'insegnamento evangelico che richiede di rispettare il prossimo e di operare per il bene della persona e dell'intera società. A maggior ragione occorre avere ben chiari e rispettare i principi quando una società va alla deriva e il cosiddetto "bene comune", oggi sia diventato un fumo negli ochhi dei cittadini. E della cosiddetta "casa di tutti" chi si preoccupa ancora, quando il nostro Paese va verso il "suicidio demografico?" Se non s'avverte la tendenza, cari fratelli, non avremo né futuro, né speranza. Di tutto questo, quanto sia compllice una cattiva informazione è facile immaginarlo!
Ad una distorta visione della nostra società italiana contribuisce anche l'idea che il diritto all'informazione sia sufficiente a giustificare ogni atto anche lesivo della dignità dell'uomo o distorca la realtà dei fatti. Nell'ipocrisia degli ammennicoli legislativi, scritti per un'apparente difesa della privacy, mi domando quante siano persone così "private", da avere il diritto alla riservatezza qualora i dati e le notizie su di loro non abbiano alcun rilievo sul ruolo sociale o sulla vita pubblica. Di fatto, tutto può essere di pubblico dominio e di danno irreparabile per la persona che ne sia coinvolta.
Senza un'adeguata sensibilità morale, grande è il potere di distruggere una società, diffondendo in continuazione notizie e fatti negativi. Come giudicheremmo un chirurgo che, invece di asportare le cellule cancerogene di un organo, le diffondesse in tutto il corpo, soltanto perchè il paziente ha diritto di sapere che esistono nl suo corpo cellule tumorali? Saremmo alla pazzia e alla criminalità pura. La guarigione si ottiene soltanto circoscrivendo il male e curandolo alla radice.
Agli operatori nel campo dei mass-media, dai direttori di testate giornalistiche, al pubblicista principiante, compete una grave responsabilità morale di cui dovranno rendere conto innanzitutto alla propria coscienza, quindi alla società e a Dio stesso: al suo giudizio non sfuggirà nessuno.
Per questp è un dovere serio osservare la "Carta dei doveri del Giornalista" che da un punto di vista etico e professionale è molto più chiara del Codice deontologico relativo ai dati personali.
Ognuno, giornalista o no, deve pertanto trarre le proprie considerazioni e confrontarle con quanto abbiamo sentito proclamare oggi nelle letture i questa domenica. Il profeta Giona invita alla conversione i cittadini di Ninive e questi si ravvedono dalla loro condotta malvagia.
Il Battista è stato arrestato perchè è rimasto fedele alla sua missione di "voce che grida", invitando alla conversione, che denuncia il male che s'impone come prassi normale, laddove i potenti e i forti si sostituiscono a Dio. Il popolo è rimasto senza guida, isolato nel deserto della propria miseria, ed è a questo punto che Gesù dà inizio alla sua predicazione, annunciando il Regno di Dio come vicino e ricordando che il tempo della salvezza ormai è compiuto. Gesù invita tutti alla conversione, a invertire la direzione di marcia della propria vita e a credere nel Vangelo. E' Dio stesso che va loro incontro, ne traccia il cammino, lo anticipa e lo sostiene. Lungo il mare di Galilea, Gesù si ferma a guardare Simone e Andrea, sono intenti ai propri affari, a lavorare, al punto che nemmeno si accorgono che qualcuno li osserva. Eppure riescono a sentire la voce di chi li chiama a mettersi a servizio del Regno. Così avviene anche per Giacomo e Giovanni. Dio chiama a seguirlo là dove viviamo, mentre lavoriamo e sbrighiamo le nostre faccende quotidiane. Egli ci invita a cambiare direzione alla nostra esistenza, a lasciare le reti che ci trattengono, ad abbandonare tutto ciò che ci impedisce di andare dietro al Cristo e di accogliere il suo amore.
Potremmo dire che i giornalisti sono chiamati a diventare "pescatori di umanità", senza rinnegare il loro essere uomini. Convertirsi significa cambiare mentalità, guardare il mondo con uno sguardo diverso, con gli stessi occhi di Dio, a credere nel suo rego che si manifesta in tutta la sua grandezza nella storia dell'uomo. Gli apostoli hanno cominciato a vivere e a provare il senso di pienezza quando hanno incontrato e cominciato a seguire Gesù. Prima erano pescatori stanchi, schiacciati dal peso della loro fatica e mortificati dalle loro reti vuote. Prima lavoravano solo per se stessi; ora, seguendo Cristo, lavorano per il Regno.

+ Alberto Maria Careggio

di Manuela Consonni

22/01/2012

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