Un maestro per l'uomo di oggi

10° anniversario della beatificazione di Monsignor Tommaso Reggio




- Uomo aperto e poliedrico, Tommaso Reggio si è calato senza riserve nel tessuto della sua gente per comprenderla, amarla e condurla a Dio. Fermo difensore della Chiesa, la amò pagando di persona le sue scelte giornalistiche e le sue posizione politiche

Oggi, venerdì 3 settembre, ricorre il 10° anniversario della beatificazione di un padre e un maestro per l'uomo di oggi, Monsignor Tommaso Reggio. Il 3 settembre del 2000 Tommaso Reggio fu infatti proclamato beato da Papa Giovanni Paolo II.
Uomo aperto e poliedrico, Tommaso Reggio si è calato senza riserve nel tessuto della sua gente per comprenderla, amarla e condurla a Dio. Padre attraverso una "pedagogia" fatta di cure attente e nutrita di un amore sodo, critico, preveniente.
La sua preparazione culturale e la sua attività di prete-giornalista gli consentirono di affinare una conoscenza dettagliata e ampia della sua Liguria, ma anche dell'Italia intera.
Fermo difensore della Chiesa, egli la amò pagando di persona le sue scelte giornalistiche e le sue posizione politiche. Assetato di un Dio che è Padre, lo adorò e si aggrappò alla Sua Parola anche quando, come promotore di un partito, dovette fare emergere "solo" le parole che dovevano essere dette. Riuscì a scegliere il silenzio, quando le sue intuizioni non furono comprese, perchè egli vedeva "troppo avanti".
Di fronte alle avversità rimase comunque in piedi e, proprio in esse, rivelò la sua grandezza d'animo e la sua umiltà. Fondò una famiglia religiosa, le suore di Santa Marta, che definì il suo "audace tentativo". Le voleva così: suore della "trepidazione" più tenera e "dell'adorazione" più soda; suore essenziali e rigorose con sè stesse, pronte a servire più con il cuore che con le mani, con negli occhi e nell'anima la certezza che la Provvidenza "veste" il mondo ogni giorno. Una sola costante preoccupazione sempre: trovare tracce di un Dio che è Padre per consumarsi per amore nella certezza che Lui solo basta.
Fu uomo in cammino sempre e sulle strade di tutti. Tuttavia riuscì a non disperdere e a non cedere alla tentazione di essere alla moda. Fu capace di accendere speranza anche negli animi travolti da tragedie, divenne "esperto di cuori" e riuscì talvolta a sanarli, con il suo atteggiamento amabile e severo, dolce e austero a seconda delle esigenze.
In molti dei suoi documenti emerge la necessità di una maggiore preparazione dei laici finalizzata ad una partecipazione più attiva alla vita della Chiesa cattolica. Molto attento ai problemi sociali, continuò le sue opere in favore della classe operaia: diede nuovo impulso alle società operaie cattoliche, si impegnò in prima persona nella lotta per il riconoscimento del diritto al riposo festivo e ad un orario di lavoro regolamentato. Per contrastare il fenomeno dello sfruttamento degli immigrati privi di documenti, creò un sistema di assistenza per far uscire le persone dalla clandestinità. Come arcivescovo di Genova si adoperò per allentare le tensioni tra stato e chiesa anche grazie ai buoni rapporti che da sempre tenne con la casa regnante: fu lui a celebrare i funerali di Umberto I l'8 agosto 1900.


MONSIGNOR TOMMASO REGGIO
Nato da una nobile famiglia genovese, frequentò gli studi superiori nel Collegio Reale di Genova, retto dai padri somaschi. Avendo sentito la vocazione al sacerdozio, entrò, il 24 marzo 1839, al seminario di Genova, che frequentò inizialmente come studente esterno. Studiò filosofia e teologia. Fu ordinato sacerdote il 18 settembre 1841. Fu nominato vicerettore del seminario di Genova e, nel 1845, rettore di quello di Chiavari. Dopo esserne stato a lungo redattore, nel 1861 divenne direttore del quotidiano "Stendardo Cattolico".
Nel 1870, obbediente alle nuove disposizioni emanate da papa Pio IX dopo la presa di Roma, chiuse il giornale anche se ciò contrastava con il suo pensiero che voleva i cattolici attivi nella vita pubblica. Nel 1877 fu nominato vescovo di Ventimiglia; l'anno successivo fondò la congregazione religiosa delle Suore di Santa Marta. Nel 1892, alla morte di monsignor Salvatore Magnasco, fu promosso arcivescovo di Genova. Morì a Triora, dove si era recato il 3 settembre 1901 in pellegrinaggio a causa dell'erezione della statua del Redentore sul monte Saccarello.

di Mario Guglielmi

03/09/2010

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