Livorno

Più di duemila livornesi, venti vescovi e quaranta sacerdoti, presenti alle esequie di Mons. Ablondi




Livorno - Tutta Livorno, ha dato l’estremo saluto a Mons. Ablondi. Presenti, per la Diocesi di Ventimiglia - Sanremo, Mons. Alberto Maria Careggio, Vescovo e Mons. Umberto Toffani, Vicario Generale, per la Diocesi di Savona, Mons. Vittorio Lupi

Duomo di Livorno

Tutta Livorno, compresi i rappresentanti di altre religioni e confessioni, ieri pomeriggio hanno dato l’estremo saluto al Vescovo tanto amato, poi tumulato al Cimitero della Misericordia.  
“Il suo fu un ministero generoso”: con queste parole il Santo Padre Benedetto XVI° ha inteso sintetizzare l’opera episcopale svolta a Livorno tra il 1970 ed il 2000 da Mons. Alberto Ablondi, scomparso dopo una lunga malattia sabato mattina nel reparto di rianimazione della città toscana. Così era scritto sul telegramma che il Papa ha fatto leggere, durante i solenni funerali celebrati ieri pomeriggio in Duomo, da Mons. Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze, coadiuvato per l’occasione da altri venti Episcopi italiani tra cui, ovviamente, l’attuale titolare della Diocesi Mons. Simone Giusti, Mons. Diego Coletti, successore di Ablondi sulla cattedra vescovile labronica e Mons. Giuseppe Bettazzi, Vescovo emerito di Ivrea, conosciuto in tutt’Italia per il suo impegno sociale e molto vicino al prelato defunto, milanese di nascita ma sanremese d’adozione, ai tempi in cui quest’ultimo ricopriva la carica di Vice- presidente della Cei. Erano presenti pure rappresentanti di altre religioni, come il rabbino capo di Livorno Yair Didi che rimembrava la profonda e genuina amicizia che legava Mons. Ablondi al livornese Elia Toaff, rabbino capo a Roma nei terribili anni in cui il terrorismo di matrice palestinese in un attacco armato alla Sinagoga della capitale italiana uccise un’innocente creatura di pochi anni. Era uomo di dialogo Mons. Ablondi, per cui sembrava che Livorno fosse la sua città ideale dal momento che sin dal cinquecento, in ragione della sua natura portuale, la città tirrenica accolse gente di ogni razza, confessione religiosa e convinzione politica. Incontrava tutti Mons. Ablondi che sbarcò a Livorno, direttamente da Sanremo, nel lontano 1966, prima come Vescovo ausiliare e poi come Titolare di una delle Diocesi naturalmente più ecumeniche d’Italia. Lasciò in tutti un tal ricordo di pace che ieri pomeriggio alle sedici, nonostante il gran caldo e la giornata feriale, il duomo rinascimentale di Livorno, che sorge nel bel mezzo della centrale Piazza Cavour era zeppo di gente normale, più di duemila persone, umili cittadini della città che tanto amava e da cui tanto fu amato. C’erano i portuali labronici che egli tenne sempre in particolare considerazione e c’erano soprattutto, tra di loro, quelli che in Chiesa non ci sarebbero entrati mai ma che per Mons. Ablondi, che non perdeva l’occasione per confrontarsi anche i non credenti, hanno fatto un’eccezione. Persino l’Unità, il giornale di quella sinistra italiana una volta comunista, domenica mattina ha voluto dedicare alla scomparsa del Vescovo un ampio articolo. Terminate le esequie religiose la salma di Mons. Ablondi è stata salutata in Piazza Cavour dalle autorità civili, tra cui un commosso Vannino Chiti,Vice- Presidente del Senato e, poi, è stata tumulata nel Cimitero della Misericordia, il più caro ai livornesi. Anche in ciò Mons. Ablondi ha voluto dare il segno del profondo amore per la città di cui per trent’anni fu Vescovo.           

Sergio Bagnoli

di Manuela Consonni

24/08/2010

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