Santuario Madonna della Costa

Il testo dell'omelia di Mons. Alberto Maria Careggio in occasione dell'Assunta




Sanremo - "E’ certo, che Maria è assunta in cielo per intercedere presso Dio, ma, nello stesso tempo, è profondamente vicina a ciascuno di noi, come madre sollecita del destino di questa terra, delle nostre famiglie e della nostra Città"

Questa l'omelia del Vescovo Diocesano, Mons. Alberto Maria Careggio, in occasione della Santa Messa al Santuario della Madonna della Costa a Sanremo, per la festa dell'Assunta.

"Quando l’uomo vive in tempi difficili, perché segnati da un forte trapasso culturale, riscopre maggiormente la dimensione della speranza e si proietta verso il futuro con tutta la passione che si ritrova dentro". Leggo quest’affermazione nella Prefazione all’interessante volume, edito dal Comune di Sanremo nel 1983, dal titolo Il Santuario della Madonna della Costa nella storia e nella vita dei Sanremesi, tesi di laurea di Suor Elena Borea.
Nel presentare l’Opera, Osvaldo Vento, allora Sindaco di questa città, doveva ammettere che quella ricerca storica era «l’eco lontana di costumanze oggi desuete, ma pur sempre bagaglio di una tradizione di pregnante civiltà tutta da riscoprire». Concludeva dando ragione all’Autrice per aver dimostrato come a far crescere la nostra comunità non fossero le “genialità imprenditoriali o le capacità marinaresche o la caparbia vocazione agricola della nostra gente”, ma soprattutto la “robusta e radicata pietà popolare verso la Madonna della Costa”.
Ho voluto ricordare questo libro che trovò allora, anche in sede comunale, “un coro unanime di consensi” sia per la ricchezza della documentazione, sia per l’aver dimostrato, con atti alla mano, che non c’è un vero progresso civile nella separazione netta o, peggio, nella contrapposizione tra la fede e le realtà terrene. In effetti, nel leggere questo appassionante trattato, si rimane edificati. Direi di più: dal confronto con la Sanremo di oggi, si rimane sorpresi per l’antico fervore dei cittadini per la loro Madonna, per l’armonia esistente e la collaborazione tra le varie componenti della città, sia civili sia religiose. L’anticlericalismo volteriano e massonico della vicina Francia non era ancora riuscito, tanto quanto oggi, a scalzare dal popolo e dalle componenti civili la consapevolezza dei benefici ricevuti dalla Madonna della Costa, dei suoi interventi miracolosi a protezione della città e della vita dei suoi abitanti. Ora, tutto questo ha permesso alle generazioni di sanremaschi di non smarrire la loro identità culturale e religiosa, senza peraltro rinchiudersi a riccio col rifiuto di elementi allogeni. Che cosa ne vogliamo fare di questo patrimonio civile, culturale e religioso? La risposta dipende da come sappiamo ancora stimare e coltivare i valori religiosi, etici, spirituali che abbiamo ereditato e dobbiamo trasmettere a nostra volta alle nuove generazioni. I giovani di oggi ci punteranno presto il dito contro, per non avere noi saputo o voluto dar loro ciò di cui hanno assoluto bisogno, un bisogno che soffocano con le dissolutezze: figli senza famiglia, figli senza Dio. Ci chiedono pane e noi diamo loro sassi! Aspirano, nella loro inquietudine, ad incontrare Cristo e noi, spesse volte, diamo – a loro l’impressione di una religione più di facciata che di convinzioni! Abbiamo l’onestà e il coraggio di dire che li stiamo abbandonando? Non facciamo certamente il loro bene qualora si pensasse di risolvere i problemi dei giovani, moltiplicando le discoteche, o i luoghi di ritrovo, o quant’altro possa soddisfare l’avidità dei loro occhi e dei loro sensi. Possiamo rassegnarci a vederli crescere in una “sardana infernale”, – per dirla col poeta Montale (Piccolo testamento in “La bufera e altro”) – fatta di frastuono e di parole, inutili e mondane, sempre meno significative? No, assolutamente! Occorre saperli accogliere ed educare sin da piccoli al bello, ai sani principi, ai valori perenni della fede e della morale. Ci vogliono famiglie e strutture sane.
Oggi, in questa celebrazione, si congiungono due momenti, l’uno più civile che religioso, l’altro più  religioso che civile. Il conferimento del titolo di “Console del Mare” è il ripetersi di una lodevole tradizione: si svolge in questo santuario, sacrario delle glorie cittadine. Il secondo è celebrare l’esaltazione della B. V. Maria, Patrona della città. L’iscrizione posta il 15 agosto 1630 sull’architrave della nostra chiesa recita così: «Assumptae Deiparae ut assumantur orant; alla Madre di Dio assunta, perché siano accolti in cielo quanti la pregano». Noi, come intendiamo vivere questi due momenti? Per rispetto alla tradizione o per convinzione? Se fosse solo per tradizione, bisognerebbe pur riconoscere che è buona, ma senz’altro insufficiente per un significato pieno. Anzi, la celebrazione civile, che diventa sacra per svolgersi in un luogo sacro, impegna tutti, Autorità e cittadini, a dare coerenza di significato alla vita. Sarebbe un contro senso, un’incoerenza, una parata suggerita dal ruolo sociale o dalla semplice tradizione, parteciparvi ed essere visceralmente anticlericali e totalmente indifferenti verso i valori cristiani. Non si può essere, ad un tempo, credenti e ostili alla Chiesa, accusata di ogni nefandezza e di ingerenza negli affari temporali.
Paolo VI, nell’ottantesimo anniversario dell’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, ricordava ai cattolici che è un loro preciso dovere valutare obiettivamente la situazione politica e morale del proprio paese; analizzarla alla luce delle parole immutabili del Vangelo e, quindi, attingere principi di riflessione, criteri di giudizio e direttive di azione  dall’insegnamento sociale della Chiesa (cfr. Paolo VI, Lett. Ap. Octogesima adveniens). Se è un dovere per i fedeli, lo è a maggior ragione per i sacerdoti e per i vescovi.
È sempre sbagliato invocare la laicità dello Stato per ostacolare la vita e l’attività della Chiesa. Uno Stato è laico quando riconosce e rispetta i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali (art. II della Costituzione Italiana). Ai laicisti, che vorrebbero la vita religiosa relegata all’interno delle sacrestie – “i preti facciano i preti!”, come anche pubblicamente si sente affermare – bisogna dire, con San Paolo, «non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia» (2 Cor 1,12). La gioia, comunque, c’è solo quando la fede è sincera. Si potrebbe inoltre ricordare quanto Mons. Dominique Mamberti, Segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, di ritorno nel mese scorso dalla positiva missione a Cuba, ha lasciato detto in un’intervista: «La giusta autonomia delle realtà temporali non esclude un’intima armonia con le esigenze superiori derivanti da una visione integrale dell’uomo e del suo destino... Il rispetto dell’autonomia della realtà temporale, non significa autonomia etica, cioè Stato sganciato da ogni norma morale… » (Da “Il nostro tempo”, domenica 18 luglio 2010).
Quanto fin qui detto non è affatto in contrasto con la solennità dell’Assunta. Il pensare che la Vergine Maria stia tutta e solo in cielo potrebbe farci anche comodo: in tal caso, basterebbe accenderle una candelina e lasciare che, consumando, operi il miracolo o i  miracoli che vogliamo. Ma così facendo – ricordiamolo bene – i miracoli non verranno mai e la nostra fede s’impoverirebbe sempre di più, tanto da ridursi ad un fatto puramente emotivo;  scarsa o nulla sarebbe l’incidenza sulla vita tanto privata, quanto pubblica.
E’ certo, invece, che Maria è assunta in cielo per intercedere presso Dio, ma, nello stesso tempo, è profondamente vicina a ciascuno di noi, come madre sollecita del destino di questa terra, delle nostre famiglie e della nostra Città. Alla luce dell’insegnamento biblico e del Magistero, sappiamo quanto Ella ha compiuto in terra come Madre di Gesù Cristo e che cosa tuttora svolge in cielo come Madre della Chiesa. «Questa maternità di Maria … – si legge nella Costituzione dogmatica Lumen Gentium – perdura senza soste … Difatti anche dopo la sua assunzione in cielo non ha interrotto questa funzione salvifica, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata » (LG 62).
Questo prodigarsi materno, che apre il cuore alla fiducia e alla speranza, non è solo per il singolo fedele, ma è per la Chiesa intera, ossia per tutti coloro che riconoscono Gesù Cristo quale unico salvatore del mondo e lo seguono in unione al Papa e ai Vescovi. Ora, cari fedeli, Maria Madre della Chiesa coopera con amore materno alla rigenerazione e alla formazione dei credenti. Ciò vuol dire, richiamando quanto detto all’inizio, che, se vogliamo veramente un’altra Sanremo e una società migliore, dobbiamo riprendere il solco tracciato dalla fede degli antenati, gente nella miseria materiale, ma di grande devozione mariana e ricolma di valori umani e cristiani. La solennità dell’Assunzione sia, dunque, per tutti un’occasione bella e propizia per riscoprire, con l’aiuto di Maria, Gesù Cristo e, con lui, le altezze dello spirito dove si respira l’aria pura della vita soprannaturale e dove si contempla la bellezza più autentica, quella della santità, non fatta di idee astratte o di propositi fumosi, ma di coerenza cristiana, di integrità di costumi, di onestà, di vita virtuosa e santa.

+ Alberto Maria Careggio

di Manuela Consonni

16/08/2010

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