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Consegnata al direttore de "L'Avvenire" Marco Tarquinio e a don Simonetti la Penna d'Oro 2010




Sanremo - La cerimonia di consegna del premio, consistente in una penna, a ricordo del santo patrono (rappresentato con tale antico strumento di scrittura a mano), e' iniziata alle 18, al Teatro dell'opera del Casino' di Sanremo

E' stata assegnata al quotidiano 'Avvenire', nella persona del suo direttore, Marco Tarquinio – e sul piano locale al professor don Giacomo Simonetti, parroco di NS Degli Angeli e delegato diocesano per il quotidiano cattolico - il Premio Penna d'Oro 2010, riconoscimento istituito dal monastero della Visitazione di Sanremo, a ricordo di San Francesco di Sales (patrono dei giornalisti), destinato a quei giornalisti che si siano particolarmente distinti nella loro professione, per quanto riguarda la divulgazione dei valori cristiani.

La cerimonia di consegna del premio, consistente in una penna, a ricordo del santo patrono (rappresentato con tale antico strumento di scrittura a mano), e' iniziata alle 18, al Teatro dell'opera del Casino' di Sanremo, nell’ambito della giornata del quarto Centenario di Fondazione dell’Ordine della Visitazione.

La cerimonia e' stata anticipata dalla celebrazione dei Vespri (alle 17), nel Monastero di via Carducci. L’ambito riconoscimento intende evidenziare le finalità nobili della comunicazione, sull’esempio di San Francesco di Sales che convertì al Cattolicesimo la sua diocesi con l’attività giornalistica innovativa e all’avanguardia per i suoi tempi. Negli anni passati, sono stati premiati: Marcello Sorgi, direttore de La Stampa (2004); Navarro Vals, portavoce della Santa Sede (2005); Ettore Bernabei, presidente Lux Vide (2006); Monica Maggioni, inviata e giornalista Rai (2007); Fedele Confalonieri, presidente Mediaset (2008) e Fabio Zavattaro, vaticanista e giornalista Rai (2009).

L'Intervista in esclusiva con Marco Tarquinio, Direttore de "L'Avvenire".

Direttore Tarquinio, cosa rappresenta per lei questo premio?
" Ricevendo questo premio, mi sento di rappresentare una redazione. Se degnamente o indegnamente lo giudicheranno i lettori e tutti quelli che ci sostengono in questo lavoro. Un giornale che ha una storia straordinaria, che da 40 anni rappresenta la voce dei cattolici di tutta l'Italia.Ho l'emozione di continuare la storia di direzione che è stata segnata da grandi nomi:Dino Boffo, Lino Rizzi, Guido Folloni, Giorgio Liverani e Angelo Narducci, colui che ha dato il vero imprinting a questo giornale fortemente voluto da Paolo VI, un Papa che era capace di uno sguardo profondo sulla realtà italiana e che ha fatto questo grande regalo a tutti i cattolici italiani. E' un peso ed un onore - perchè un peso Direttore? - E' un peso perchè portiamo una responsabilità importante: raccontare con le parole di oggi la realtà dell'Italia e del mondo, far capire le cose serie e decisive per il futuro comune che stanno accadendo sul piano dell'economia, del lavoro e della costruzione di una società più giusta, nella tutela di quei valoriche sono fondamentali perchè una società sia degna del nome di 'Societas', ovvero tenere insieme una serie di legami precari: questo è quello che ci muove come cattolici. Raccontare tutti i problemi ma anche tutte le cose belle che accadono, quando è possibile riconoscerle e farle conoscere. Troppo spesso nel nostro paese non siamo in grado di spiegare il bello che accade, che consente di continuare a sperare e di andare avanti... ne abbiamo particolarmente bisogno in un momento di crisi come questo"

 Come si pone , di fronte alla crisi di valori che stiamo attraversando, l'etica cattolica nel giornalismo?
"L'etica di chi fa informazione deve essere quella di essere sempre estremamente aderenti alla realtà e rispettosi della persona umana. Troppo spesso facciamo un giornalismo che impasta storie di persone vere senza rispetto. Le usiamo perchè sono uno strumento per otternere un risultato di audience o di vendita dei giornali. Credo che tutto ciò sia illusorio. Un dato chiaro di questi tempi è la crisi della carta stampata, anche nel numero di copie piazzate e vendute, nonostante gli strilli ed i titoli feroci. Molto vicende di quest'ultimo periodo ci insegnano ciò.
Avvenire non ci sta, non accetta questa logica, continua a fare un giornalismo che credo abbia un senso ed un futuro anche nell'epoca dei nuovi media. Siamo su carta , siamo su web , staremo nei due ambieti ancora a lungo perchè credo che siamo in un momento in cui i media devono essere , per così dire, 'Anfibi'. Anfibi perchè capaci di raccontare diversi ambienti di comunicazione. E' un modo di fare comunicazione che, comunque, appartiene anche singoli giornaliti del mondo laico. Credo però che il giornalismo italiano abbia bisogno di una 'sterzata' e di un salto di qualità.


Che consiglio darebbe ad un giovane che per la prima volta si accosta al lavoro di giornalista?
"Avere tanto coraggio, soprattutto oggi. E' un momento in cui il lavoro del giornalista è difficile. I giornali sono in difficoltà, i posti di lavoro sono precari e cercare di raccontare la verità e difficile perchè si da fastidio o si rischia di adattarsi alla corrente dell'essere graffianti ad ogni costo.Noi dobbiamo essre capaci di raccontare ai nostri concittadini quello che è veramente l'Italia, nel bene e nel male, non si tratta di essre graffianti ad ogni costo, si tratta di essere efficaci, per far capire veramente quello che accade, aiutare i lettori ad esser i protagonisti del processo informativo: troppo spesso il giornalista si mette al posto della notizia."

Se fosse stato lei a decidere a chi attribuire il premio, a chi lo avrebbe conferito?
" Questa volta penso che andrebbe comunque premiata la realtà dell'Avvenire, uno qualunque dei miei colleghi, non per piaggeria, ma perchè credo sia giusto riconoscere il lavoro di quei professionisti che lavorano nel quotidiano nazionale dei cattolici."

Progetti per il futuro?: "Continuare a fare un giornale scritto bene"

Una domanda a Don Giacomo Simonetti, parroco di NS Degli Angeli e delegato diocesano per il quotidiano cattolico

Don Simonetti, qual'è l'importanza della comunicazione sociale al giorno d'oggi?
"E' importante perche viviamo in un mondo dove ognuno tende a fare vita a se. Abbiamo questa mentalità, diremo un pò egoistica. Abbiamo questa tarlo sottile che contagia un pò tutti. La comunicazione deve aiutare a superare questo attegiamento egoistico, per potere accogliere e farsi accogliere.Accogliere e farsi accogliere è un punto fondamentale  ,è già un grande passo avanti per poter spezzare questo circolo di incomunicabilità e portare un contributo per poter costruire una civiltà più elevata"

Le foto sono di Arrigo Baroni

di Fabrizio Tenerelli e Luca Simoncelli

23/07/2010

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