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Venerdì 10 Settembre 2010 | Ultimo aggiornamento 20:36

Solennità dell'Assunta

Il testo dell'Omelia di S.E. Mons Alberto Maria Careggio in occasione dell'Assunta.

Sanremo - Il Santuario dell Costa ha ospitato la cerimonia della nomina dei nuovi Consoli del Mare, Walter Vacchino ed Orlando Sangregorio.

SOLENNITA' DELL'ASSUNTA
Sanremo, Santuario della Costa, 15 agosto 2009
Una storia che continua nella speranza

«Due amori diedero origine a due città, alla terrena l'amor di sé fino all'indifferenza per Iddio, alla celeste l'amore a Dio fino all'indifferenza per sé».
Sembra l'inizio di una favola, una della tante che incominciavano sempre così: "C'era una volta.". Nel nostro caso non si tratta di una favola, ma di un passaggio della grande opera di Sant'Agostino, La Città di Dio. Il filosofo, nonché teologo e santo, così continua: «Inoltre quella (terrena) si gloria in sé, questa (celeste) nel Signore. Quella (terrena) infatti esige la gloria dagli uomini; per questa (la celeste) la più grande gloria è Dio, testimone della coscienza. Quella (la terrena) leva in alto la testa nella sua gloria, questa (la celeste) dice a Dio: Tu sei la mia gloria .. In quella domina la passione del dominio nei suoi capi e nei popoli che assoggetta, in questa si scambiano servizi nella carità.. Quella ama la propria forza nei propri eroi, questa dice al suo Dio: Ti amerò, Signore, mia forza.» (De civ. Dei, 14,28).
A tanto richiamo di Sant'Agostino, il cui testo dovrebbe far molto riflettere soprattutto chi ha responsabilità pubbliche, si è portati dalle due grandi figure che appaiono nel brano dell'Apocalisse che abbiamo ascoltato. In quella del dragone rosso, inquietante nelle sue astuzie, violento e terrificante, San Giovanni ha visto lo strapotere degli imperatori romani. In quella della donna emerge la figura di Maria e della Chiesa, inermi entrambe e senza apparente possibilità di vittoria.
Le parole della Sacra Scrittura trascendono il tempo.
Assurgono a chiave interpretativa della storia, quindi anche della nostra. Il dragone è da sempre la personificazione del male, di tutte le forze contro Dio e contro l'uomo. Queste agiscono con proditoria violenza sia nei poteri occulti, sia in quelli più evidenti. Da dove vengono le mistificazioni della verità? Chi spinge a manipolare i fatti? A chi si può attribuire la secolarizzazione, il laicismo, la mancanza di ogni riferimento al trascendente, come se Dio non esistesse solo perché vi è chi lo nega o lo rinnega? Fenomeno altrettanto grave e tutto recente è, infine, la negazione della legge naturale e universale, fondamento del diritto umanitario e dei diritti umani.
In questo contesto sociale, tra il torpore della coscienza e dell'intelligenza, il dragone agisce indisturbato, come colui che tira il sasso e nasconde la mano. Con i suoi raggiri subdoli e ingannatori, si presenta anche come il salvatore dell'uomo e dell'umanità. Sotto queste mentite spoglie arriva facilmente a ingannare in modo particolare i meno accorti. È la storia di sempre, tant'è che l'antico saggio Seneca (I sec. d.C.), in opposizione allo strapotere della corruzione e dell'arrivismo, così scriveva a suo fratello Gallione: «Cerchiamo quale sia la cosa migliore da fare, non quale sia la più comune. non quale sia approvata dal volgo,
il peggiore interprete della verità» (De vita beata, 2,2). Seneca definiva "volgo" chiunque andasse contro la ragione, fosse egli povero o ricco, uomo di potere o semplice cittadino.
Di fronte a questo spaccato complesso e negativo del mondo, l'Apocalisse ci ricorda che Dio è sempre più potente del dragone: nonostante tutto, l'amore rimane più forte dell'odio; la morte non riesce a sconfiggere la vita. Questa consolante verità è tutta espressa dall'immagine della Donna vestita di sole, con la luna sotto i piedi e le dodici stelle che le circondano il capo. È vestita di sole perché è tutta inabitata dalla luce di Dio; è vestita di sole perché è il trionfo della vita sulle tenebre della morte; è circondata da dodici stelle, tante quante sono le tribù di Israele, cioè tutto il popolo di Dio. Davvero di Lei si può cantare: «Tutta bella sei, o Maria, la colpa originale non ti ha sfiorato. Tu gloria di Gerusalemme, tu letizia d'Israele, tu onore del nostro popolo. Bianca come la neve la tua veste; il tuo volto come il sole» (Liturgia delle Ore, Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, 8 dicembre, antif. dei II Vespri).
Nello squallore della vicenda umana, Maria si innalza come segno di consolazione e di sicura speranza. «Contemplata nella sua vicenda evangelica e nella realtà che già possiede nella città di Dio, - scrive Paolo VI nell'enciclica mariana Marialis cultus - offre una visione serena e una parola rassicurante: la vittoria della speranza sull'angoscia, della comunione sulla solitudine, della pace sul turbamento, della gioia e della bellezza sul tedio e la nausea, delle prospettive eterne su quelle temporali, della vita sulla
morte. Maria, cioè, partecipa della stessa gloria di Cristo ed è per la Chiesa e per ciascuno ... pellegrino sulla terra, il segno dell'avverarsi della speranza finale» (Marialis cultus n. 57).
Questo permette di leggere le vicende che ci circondano con occhio fiducioso. Del resto Dio è più potente di ogni alchimia umana che tenti di toglierlo dall'orizzonte della vita. Un particolare motivo di riflessione per tutti, credenti e non, è che l'Europa, nonostante il rifiuto delle sue radici cristiane, ha come bandiera un segno mariano.
Fu il disegnatore cattolico Arsène Heiz a vincere nel 1955 il concorso per il simbolo. La vicenda inizia nel 1949 quando a Strasburgo fu istituito il primo "Consiglio d'Europa", un organismo allora poco più che simbolico, privo di poteri politici effettivi e incaricato di porre le basi per una federazione del Continente. Heiz, devoto fervente della Vergine, portava al collo la cosiddetta "medaglia miracolosa", coniata in seguito alle apparizioni di Maria a Santa Caterina Labouré, avvenute nel 1830 a Parigi. A questa si ispirò il giovane e poco noto artista. Quando il 10 luglio del 2003 si presentò a Bruxelles la bozza definitiva della Costituzione europea, la bandiera a sfondo azzurro, con dodici stelle disposte a cerchio, fu definitivamente presa come simbolo. Vi è un altro particolare che suscita interesse: la seduta solenne del Consiglio d'Europa, indetta nel 1955 per adottare la bandiera, si tenne in
un giorno determinato solo dagli impegni politici dei Capi di Stato, ma quel giorno era proprio l'8 dicembre, quando la Chiesa celebra la solennità dell'Immacolata Concezione. Tutta questa vicenda sembra essere più un segno di Dio che un fatto puramente casuale, o una di quelle ironiche "astuzie della Storia" di cui parlava Hegel.
Nel concludere non possiamo dimenticare che il dragone dell'Apocalisse voglia divorare il bambino partorito dalla Vergine. Questo sta a significare che il figlio di Dio, incarnato e vivente nella sua Chiesa, continua ad essere il bersaglio di coloro che lo vogliono fuori dai destini dell'uomo. La persecuzione è uno dei segni che connotano la Chiesa di Cristo. La sorreggono le parole di Gesù: «Non temete, io ho vinto il mondo. Le porte degli inferi non prevarranno contro di essa».   
Guardando Maria, nella sua vicenda terrena e nella sua gloriosa assunzione, il cristiano non potrà mai abbandonarsi allo sconforto in questa cosiddetta "valle di lacrime".
La Chiesa è vittoriosa nel momento in cui la si vuole sconfiggere. Per questo, a giusto titolo, Maria è invocata dal popolo cristiano "Regina delle vittorie".




di Luciano Breviario

16/08/2009


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